Auguri “San Filippo…”

La chiesa degli oratoriani a Napoli e...il caso dei girolamini

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È giunto aprile 2021, il secondo compleanno del libro “San Filippo a Napoli”, pubblicato proprio due anni fa da Corrado Sedda, nato nel 1990 a Cagliari, ove all’età di 25 anni ha conseguito il baccellierato in Teologia con una tesi di storia della Chiesa contemporanea.

Prendere in mano un libro che non si conosce e applicarsi a leggerlo, richiede sempre una buona dose d’interesse, oppure di affetto verso l’autore, o quanto meno una certa sensibilità letteraria; ancor più se il libro ha per soggetto una realtà magari non familiare. Il contenuto essenziale attorno al quale si sviluppa la riflessione dell’autore, è la ricostruzione e comprensione dei fatti inerenti la casa dei padri filippini a Napoli e le sue iniziali relazioni con la matrice romana.

Quel monumento che sorge su via Duomo, dinanzi alla cattedrale di Napoli, a pochi passi dal porto, è un complesso ancora in piedi che racconta la sua storia. Conoscendola scopriamo quella che in filosofia della storia si chiama “storia degli effetti”: la storia appartenente al passato giunge fino a noi e in un certo qual modo continua ad essere presente attraverso i suoi effetti.

Esterno chiesa degli oratoriani a Napoli

Recandoci in quel luogo ammiriamo strutture materiali e opere d’arte, conoscendo il pensiero dei personaggi storici comprendiamo come ci siano schemi mentali e idee ancora valide e condivise che tutt’oggi crediamo e orientano il nostro agire. Possiamo perfino scoprire che ciò che siamo ora è il risultato del percorso svolto per arrivare al nostro presente.

Non è un romanzo che narra una storia verosimile, si tratta di uno studio storico che mira alla ricostruzione dei fatti e alla comprensione del loro senso globale. È un dato storico che le case di Napoli e Roma entrarono in rotta fra loro e i padri romani arrivarono a osteggiare la filiale napoletana. Che cosa/come avvenne e perché? Quali le motivazioni di divergenza? È una tematica che incuriosisce i cristiani che amano leggere per cultura, i napoletani che si interessano alla propria città, gli appassionati di storia, oltre a riguardare gli oratoriani. Noi posteri cerchiamo di interpretare la storia vissuta da altre persone prima di noi, cerchiamo il senso storico di un corso di eventi svolto da uomini che agiscono con intenzionalità mossa da volontà collegata a un intelletto, ma condizionata da uno stato d’animo dato dal sentimento. Trattando la storia non abbiamo a ché fare con cifre, non è come uno studio di funzione matematica. La persona umana non è un robot, non agisce solo per freddo calcolo preimpostato, poiché viene facilmente deviata dai moti dell’animo, nel bene e nel male, contrari alla sua ragione. Con l’intelletto possiamo allora conoscere i fatti oggettivi per comprenderli poi nella loro interezza: la partecipazione ai sentimenti che animavano i protagonisti dà quel surplus di profondità che la ragione non coglie.

Navata e transetto

Uno studio di storia della Chiesa che vide una certa gestazione. Dopo la lettura delle fonti e biografie, indicate in bibliografia, per la redazione del testo l’autore impiegò il tempo di un semestre, seppure al lordo di un paio di mesi d’inattività, durante la quaresima 2018 e il seguente mese di San Filippo. Stipulato il contratto con l’editore Fede&Cultura di Verona, che concesse all’autore due mesi buoni di anteprima, in aprile 2019 il libro entrava in commercio, raggiungendo il mese dopo le prime librerie. Il libro usciva quindi in commercio mentre al sito dei girolamini terminavano le attività aperte al pubblico, che non sarebbero poi riprese a settembre, con gli incarichi a termine dei dottori Vito De Nicola e Ilenia Gradante. Il successivo mese di febbraio 2020 l’insorgere della pandemia ha bloccato tutto, incluse le librerie. La congiuntura del periodo è stata quanto mai sfavorevole per la commercializzazione del libro e le vendite lo attestano.

Una prima presentazione si svolse all’Oratorio di Genova (in Via Lomellini il 10 maggio 2019), col prof. Emilio Biagini e il preposito p. Mauro De Gioia C.O.; una seconda presentazione a Cagliari nella Basilica di Santa Croce (in Castello il 19 ottobre 2019), ospiti del parroco don Gianluca Pretta, col commento di p. Tarcisio Mascia Ofm capp. In seguito alla recensione dei trigotti si aggiunse quella dell’editore napoletano il Giglio e, quando si prospettava la possibilità di una presentazione del libro a Napoli, ecco che la pandemia ha annullato ogni aspettativa.

La sopravvenienza dell’epidemia, assieme all’attività di tutti i beni culturali, ha congelato pure la nomina dei nuovi funzionari al monumento nazionale. La dirigenza rimase vacante per nove mesi fino alla nomina ad interim di Simonetta Buttó, alla quale da settembre 2020 succede Antonella Cucciniello. Mentre gli eventi si rincorrono, guardandosi indietro si vede il percorso svolto. Contestualmente alla nomina di personale in pianta stabile (2018), seppur a tempo determinato, iniziò a pieno regime il cantiere di restauro, riallestimenti, svolgimento di conferenze, riapertura della biblioteca per le visite guidate, digitalizzazione dei volumi, affido all’università di una “Scuola di alta formazione sul manoscritto ed il libro antico”.

Oggi a che punto è la situazione? Da ormai più di un anno le misure per il contenimento del contagio hanno tenuti chiusi al pubblico musei, biblioteche, archivi e perfino gli uffici delle sovrintendenze. Ma possiamo dire che la biblioteca non avesse mai iniziato la sua propria attività (solo visite turistiche su prenotazione, niente studi e consultazione), mentre dopo nove anni e circa cinquanta udienze è ancora in corso il primo grado di giudizio del processo penale. Frattanto l’imputato Massimo De Caro è stato protagonista del libro-intervista Max Fox,pubblicato da prof. Sergio Luzzato con Einaudi, lo stesso anno 2019. Il libro ricostruisce la trama quasi romanzesca della cronaca giudiziaria, «il suo testo è prezioso indubbiamente per quanti cittadini, cristiani e non, si sentono vicini alla realtà rappresentata dal monumento nazionale; per di più la coscienza sociale, informata della cronaca, prende consapevolezza dello stato di conservazione e valorizzazione (sic!) del patrimonio culturale italiano», scrisse per mail Corrado Sedda a Sergio Luzzato. Intanto chi oggi passeggia per Napoli ammira il cantiere edile fermo da tempo, prima per i ritardi tra Comune e Sovrintendenza che dovevano riapprovare il progetto rivisto, poi per i ritardi nei pagamenti all’impresa Tmc. Questi sviluppi paiono deludere ancora la nuova aspettativa creatasi qualche anno fa, con l’avvio nel 2015 dei lavori di riqualificazione del complesso dei girolamini.

Il sindaco De Magistris ad ogni intervista ha messo in luce il riguardo della cittadinanza per il monumento nazionale, evidenziato dalle code verificatesi nelle occasioni di apertura alle visite, oltre che la partecipazione alle conferenze svoltesi fino al 2019. Nella miriade di monumenti carichi di storia, arte e cultura, che costellano la città di Napoli, i girolamini hanno una specificità propria che rende il luogo unico rispetto agli altri. Ad attestarlo è la storia e ciò che rimane, senza gareggiare a chi possiede il più bel patrimonio, come usavano fare gli ordini religiosi nei secoli passati.

L’imponente cantiere di restauro, il personale all’opera negli allestimenti, la programmazione in direzione, sono segni di vita nuova importanti, motivo di speranza per chi aspira a risorgere. Finalmente lo Stato si è fatto carico della gestione, assumendosi le proprie responsabilità. La Congregazione dell’Oratorio nel 2011/12 provò un tentativo di riapertura e la morale della favola insegnò che non bastino le sue sole forze. Il monumento dei girolamini, scrigno di bellezza e tesoro di sapienza, interessa a tanti. Ma in che senso? La lettera inviata da Italia nostra al Mibac (in la Repubblica del 10/04/19) illustra i motivi dei suddetti rallentamenti.

Il governo Draghi ha visto la nascita di un nuovo Ministero della cultura. Negli ultimi tempi si svolge un dibattito tra gli operatori del settore culturale che confronta diverse possibilità per la fruizione dei beni culturali, al vasto pubblico e a quello specializzato. La “cultura al minuto” che punta al coinvolgimento emozionale del visitatore suscitandone la curiosità, può essere talvolta riduttiva. L’esperienza inizia e finisce per la durata di una visita in cui il turista ammira cose stupende, che sono state pure utili a suo tempo, ma che non si sa più a cosa possano servire.

Fin quando non si è disposta la chiusura al pubblico (causa covid), gestiva le visite al Museo Salinas di Palermo (entro il complesso dei padri filippini, precisamente nella loro ex-casa) la stessa Coopculture che operava ai girolamini. Nell’atrio del museo Antonio Salinas si è aperto un bar, affiancato a un punto vendita di gadget che, tra sedie e tavolini esterni, è stato regolarmente palcoscenico di band musicali, anche nelle aperture serali. Un’idea simile era stata pensata pure a Napoli per i girolamini dall’architetto Nicoletta Ricciardelli. Lì si era inoltre previsto un punto ristoro nell’ex-refettorio, un’area ludico-didattica con book-shop, un albergo in un’ala della casa. Tali progetti vedono complessi religiosi ad uso abitativo, di culto, di studio, mutare destinazione d’uso, divenendo spazi espositivi con nuovi poliedrici ampliamenti. L’odierna “valorizzazione” di quegli spazi snatura completamente la finalità originaria degli ambienti. Se si considera il luogo sotto l’aspetto del sacro, si potrebbe quasi intravedere una profanazione; infatti abbondano ovunque i simboli religiosi e la pianta stessa delle strutture testimonia immutabilmente l’origine. Tuttavia osservando l’attuale funzione, dimentichi di ciò che è stato, si concepiscono progetti avanguardisti. Allora riflettendo in senso laico sulla funzione di musei e biblioteche, potremo chiederci perché Tomaso Montanari abbia valutato il progetto non come un sacrilegio, ma semplicemente come un «supermercato culturale». Ovvero potremo chiederci di quale scuola siano certi avveniristi architetti, esperti di applicazioni commerciali in ambito culturale.

I passanti al Museo Salinas, motivati da un aperitivo e un selfy, davanti ai reperti esposti vedranno più che sassi? Si ritiene ciò sufficiente a innalzare il livello culturale del Paese? Una serie sterminata di libri assai fotogenici, cosa rappresenta oltre l’estetica? Solo guardarli apporta benefici? Il limite materialista è sempre la superficialità. La logica economica che ragiona in termini quantitativi, valuta i risultati in base ai numeri. Quindi non apprezza il piccolo gruppo di visitatori che vengono, magari pagando, interessati a conoscere, a saper leggere quei libri… L’ottica del massimo risultato punta alla massa, quella che affolla i centri commerciali e riempie gli occhi di vacuità. L’idea di richiamare l’attenzione, ricercando la visibilità, attirando i passanti, sfruttare l’immagine per destare curiosità, sono principi base nel lavoro dei commercianti esercenti. Una biblioteca ridotta a spazio espositivo per curiosi di passaggio, valorizza al meglio il contenuto che contiene? Musei, biblioteche, quadrerie, chiese, sono “templi della cultura” – disse il ministro Franceschini nella sua visita ai girolamini – e, ancora in termini laici, potremmo anche dire templi dello spirito. La loro mission è rendere fruibile l’arte, promuoverne la conoscenza per assimilare messaggi, stimolare nuove elaborazioni.

Tondo San Filippo

Nelle conclusioni del libro San Filippo a Napoli l’autore osserva come la realtà spaziale di quel luogo si mostri allo sguardo, testimoniando qualcosa che c’è stato tempo fa, ma pare ora non sussistere più. Quegli ambienti (chiesa, sacrestia, oratorio, chiostri, biblioteca, quadreria, casa) che pullulavano di vita quando abitati da persone che ne sfruttavano le risorse, sono rimasti per decadi semideserti. Quanto è rimasto conservato e inutilizzato all’interno, il patrimonio artistico e culturale, rappresenta ormai un museo di antiquariato? Una bellezza inutile? Come si è arrivati al disfacimento della realtà ricca e fiorente dei girolamini? A 160 anni dall’unità d’Italia ancora subiamo le conseguenze di una spinosa questione storica. L’opera di eversione dell’asse ecclesiastico praticata dallo Stato post-unitario, con tentativi correttivi che poi non ripararono mai la situazione, inferse un colpo irreversibile agli istituti religiosi.

Da ormai vent’anni continua il processo di revisione sulla verità storica dei fatti che costituiscono il periodo del cosiddetto risorgimento italiano, mettendo in luce una realtà difforme da quanto insegnato a scuola e trasmesso dai mass-media. In quel frangente storico i girolamini rappresentano un caso emblematico nella storia contemporanea della città di Napoli. Un giudizio storico che si esprime criticamente o quanto meno con rammarico, può mai paventare un orientamento politico che preferirebbe oggi un’Italia divisa in tanti staterelli? Diciamo semplicemente che pure un bambino, quando studia il risorgimento alle elementari, possa concludere che l’unità d’Italia non si sia realizzata nel miglior modo possibile. Tirare le somme su quel periodo col senno di poi, cogliendo gli strascichi attuali di quel passato, ai più remoto, aiuta la coscienza sociale e politica a rinsavire.

Se vogliamo seguire il consiglio di San Filippo leggiamo i libri che iniziano con la “S”, leggiamo le biografie dei santi e i libri che parlano delle loro opere. Un po’ di impegno sul versante culturale darà beneficio anche al nostro spirito.

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