Bentornato Presidente

Riflessioni su una rielezione annunciata

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Sono contento che, il professor Sergio Mattarella sia stato rieletto Presidente della Repubblica. Sono contento perché ritengo che sia una persona di cui, in questo momento, ha bisogno l’Italia, perché è una di quelle poche persone affidabili in politica nel nostro paese. Io alla sua rielezione non ci avevo sperato fino al sette dicembre dell’anno scorso, quando alla prima della Scala, i presenti che lo hanno accolto in piedi con un’ovazione e un applauso prolungato per quattro minuti, gridarono per diverse volte “Bis”, e che sarebbe durato di più se non fosse stato interrotto dall’inno di Mameli. Quel popolo italiano in piedi mi è sembrato, quel tardo pomeriggio, fosse il famoso “popolo sovrano”, che lo investiva nuovo Presidente della Repubblica, con amorevole invito a rimettersi a disposizioni dei bisogni della nostra Nazione. Anche io avevo provato, nell’ultimo anno questo desiderio, soprattutto quando il Presidente incontrava i giovani, semplicemente come un nonno impegnato a migliorare il loro futuro. E in questi anno pieno di successi sportivi attraverso le sue parole faceva rinascere la speranza all’Italia. Certo se la classe politica italiana avesse avuto più a cuore la nostra Nazione non ci saremmo trovati a fare tante votazioni farsesche (offrendo al mondo un brutto spettacolo), che nascondevano ripicche, vendette, invidie ed egoismi. Bastava fare un atto di umiltà per trovare la soluzione e chiedere al Presidente il sacrificio di restare al suo posto per amore dell’Italia. Sei giorni di votazioni, hanno scritto una brutta pagina della nostra storia cominciata tempo fa, quando abbiamo combattuto la partitocrazia affinché fosse demolito il cattivo esempio che i partiti stavano dando con uno spettacolo deprimete sfociato in “mani pulite”. Oggi dovremmo chiederci se aver liquidato i vecchi partiti sia stata un’operazione saggia. E se è sì, perché negli ultimi anni, tra quelli trascorsi e quelli da fare (che assommano a circa 23), il Parlamento è ricorso ad eleggere due Presidenti figli dalla “vecchia politica”? Forse non tutto era da buttare come abbiamo fatto. Perché, per onestà intellettuale, non dobbiamo dimenticare che Napolitano era un tesserato del Partito Comunista e il nostro attuale e futuro Presidente era un tesserato della Democrazia Cristiana. Allora forse c’è qualche conto che non torna.

Il populismo, tanto invocato con toni più o meno sommessi prima, e più gridato negli ultimi anni, quali innovazioni alla politica hanno portato? Secondo me poca cosa, se siamo dovuti ricorrere a due rappresentanti dei vecchi partiti, artefici e guida del nostro Paese. Questi due vecchi rappresentanti della politica del passato avevano ed hanno il senso dello stato e il massimo rispetto delle istituzioni, la responsabilità se la assumono tutta e cosi per spirito di servizio il Presidente Mattarella rientra al Quirinale. Questa incapacità di risolvere un problema istituzionale, ci ha dimostrato che le vecchie scuole di partito insegnavano agli iscritti l’esercizio a questa “nobile arte”, che avrebbe potuto esercitare solo chi aveva la pazienza di aspettare il proprio turno per potersi misurare per l’insegnamento ricevuto. I partiti, anche se non sempre giusti, esercitavano una disciplina che obbligava a confronti interni e più consoni a quelle che erano le necessità storiche del momento che si affrontava, vero è che a tenere insieme i politici contribuiva soprattutto l’ideologia e in questa c’era l’identificazione delle aspirazioni che ognuno nutriva, nello spirito di servizio e non nell’esaltazione dell’esercizio del potere a proprio utile. La cosa che sconcerta oggi è che i politici, spesso dichiarano che fanno il proprio dovere perché sono “pagati per farlo”. Quindi questi fanno politica perché sono pagati e non per fare in maniera “Onorevole” il proprio dovere. Quindi si esercita la politica per un dovere economico, il cui beneficio è ben consistente visto il trattamento economico che si percepisce. La mancanza del valore ideologico della politica fa sì che avvengano frequentemente cambi di casacca, ad ogni legislatura, dando vita alla formazione di gruppuscoli più o meno numerosi, che possono determinare un peso e divenire arma di ricatto per il governo. È anche avvenuto nel recente passato, che un voto abbia determinato il fallimento di un governo, magari manovrato da trattative sottobanco e forse anche da passaggi di denaro da vespasiani romani. L’esserci inventati la seconda Repubblica non è stata una bella trovata, negli ultimi trent’anni abbiamo avuto il degrado della politica, poi il populismo ha generato drappelloni di soldati che hanno infoltito la schiera di soggetti che avrebbero voluto fare, ma che purtroppo non hanno saputo fare. I populisti sono andati al potere per cancellare la brutta politica, purtroppo non ne hanno avuto la capacità, oggi dopo più di cinque anni, forse, si sono resi​ conto cos’è la politica e non servono i proclami per fare il bene dell’Italia.

C’è stata pure qualche alta carica dello stato che pensava bastasse prendere i mezzi pubblici per andare al lavoro per risolvere i problemi della nostra Nazione, credo si sia ricreduto, e con piacere ed emozione si è trasformato in istituzione, leggendo i risultati di un verbale di seduta del Parlamento. Poi c’è stato anche qualche ministro che avrebbe aperto con un apriscatole i palazzi del potere come scatolette di tonno. Anche oggi si emoziona e soffre e gioisce quando raggiunge un risultato, difendendo quella democrazia che probabilmente non conosceva bene. Ora il ministro lo fa meglio che all’inizio, ma quando ha cominciato non era bravo. In questi ultimi quattro anni, menomale che c’era “Sergio”, che vi metteva sulla giusta carreggiata da vero garante dello stato, unico baluardo contro la dilagante sufficienza populista. Abbiamo applaudito e gioito per la rielezione del professor Mattarella, che aveva preso altri impegni per la sua vita. Il popolo italiano oggi si è assunto il compito di cittadini impegnati ad assistere questo anziano signore, che non lo esponga quindi, ad essere bersaglio di beceri pseudo politici abituati a fare soverchierie, magari sono gli stessi che lo hanno ringraziato e voluto che restasse al suo posto. Riflettiamo sulle parole che, con emozione, ha chiuso il suo breve ringraziamento il Presidente: … Queste condizioni impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati – e, naturalmente, devono prevalere su altre considerazioni e su prospettive personali differenti – con l’impegno di interpretare le attese e le speranze dei nostri concittadini. Lo spirito di servizio di un Anziano signore che, figlio della “vecchia” politica, si assunto la responsabilità che avrebbe fatto a meno di caricarsi. Sacrificando oltretutto la sua famiglia che per altri sette anni dovrà seguirlo e assisterlo con spirito di servizio, anche loro, che probabilmente pensavano a una maggiore libertà e a minori responsabilità.

Grazie Presidente a lei e alla sua famiglia. Ah! Dimenticavo, mandi il conto delle spese che ha fatto per la sua sperata e riconquistata libertà a quanti lo hanno richiamato a fare il Presidente.

Gaetano Martorana

conto cos’è la politica e non servono i proclami per fare il bene dell’Italia. C’è stata pure qualche alta carica dello stato che pensava bastasse prendere i mezzi pubblici per andare al lavoro per risolvere i problemi della nostra Nazione, credo si sia ricreduto, e con piacere ed emozione si è trasformato in istituzione, leggendo i risultati di un verbale di seduta del Parlamento. Poi c’è stato anche qualche ministro che avrebbe aperto con un apriscatole i palazzi del potere come scatolette di tonno. Anche oggi si emoziona e soffre e gioisce quando raggiunge un risultato, difendendo quella democrazia che probabilmente non conosceva bene. Ora il ministro lo fa meglio che all’inizio, ma quando ha cominciato non era bravo. In questi ultimi quattro anni, menomale che c’era “Sergio”, che vi metteva sulla giusta carreggiata da vero garante dello stato, unico baluardo contro la dilagante sufficienza populista. Abbiamo applaudito e gioito per la rielezione del professor Mattarella, che aveva preso altri impegni per la sua vita. Il popolo italiano oggi si è assunto il compito di cittadini impegnati ad assistere questo anziano signore, che non lo esponga quindi, ad essere bersaglio di beceri pseudo politici abituati a fare soverchierie, magari sono gli stessi che lo hanno ringraziato e voluto che restasse al suo posto. Riflettiamo sulle parole che, con emozione, ha chiuso il suo breve ringraziamento il Presidente: … Queste condizioni impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati – e, naturalmente, devono prevalere su altre considerazioni e su prospettive personali differenti – con l’impegno di interpretare le attese e le speranze dei nostri concittadini. Lo spirito di servizio di un Anziano signore che, figlio della “vecchia” politica, si assunto la responsabilità che avrebbe fatto a meno di caricarsi. Sacrificando oltretutto la sua famiglia che per altri sette anni dovrà seguirlo e assisterlo con spirito di servizio, anche loro, che probabilmente pensavano a una maggiore libertà e a minori responsabilità. Grazie Presidente a lei e alla sua famiglia. Ah! Dimenticavo, mandi il conto delle spese che ha fatto per la sua sperata e riconquistata libertà a quanti lo hanno richiamato a fare il Presidente.

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