C’era una volta… “a banchina china ri batiuoti”

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di Gaetano Martorana

Ci sono domande che, se non provocano una bella discussione non sono assolutamente utili. I freddi voti, dei sondaggi social, fanno perdere il romanticismo a chi ama ed è legato alla propria storia, sì perché di storia si tratta quado la memoria non è più molto chiara e si rischia di scivolare nella leggenda, purtroppo spesso perdendo le belle sfumature romantiche che si custodiscono nell’animo dei batiuoti. In un post sul social Facebook è stato lanciato un sondaggio che recita così: «Per Villabate un tempo era a ” Banchina ” oggi è la piazza della Regione… – La trasformazione avvenne a metà degli anni ’80. – Cambiarono le forme geometriche, tagliarono le scale del parchetto della musica, e lastricarono la pavimentazione con marmo…» La storia ci insegna che il progresso è necessario e se questo non è utile allora è falso come il ferro placcato in l’oro che dora soltanto l’esterno ma dentro resta solo metallo di poco valore. Una piazza diventa tale quando per il paese è l’agorà, e in questa si svolgono i fatti principali di una comunità. Per gli antichi greci era il centro nevralgico, era la cultura, il giornale, il luogo dove si faceva la storia, dove gli oratori e i capipopolo parlavano ai cittadini, insomma era il luogo dove si decidevano le sorti delle città. Qui la piazza si chiama “a banchina”. Generalmente la definizione per un luogo del genere dovrebbe essere la piazza o in siciliano “a chiazza”, invece a Villabate è a banchina. Etimologicamente, la banchina non è altro che uno slargo che costeggia una via, senza marciapiedi o orlature che la distinguono della strada stessa. Non c’è un chiaro ricordo nei villabatesi di oggi sulla genesi di questa piazza, ma se si osserva una vecchia foto si distingue bene che tra il piano della banchina e la strada non c’è molta differenza d’altezza tra il sedime della piazza e il piano della strada. Si nota sullo sfondo della foto il Palchetto della musica ma in primo piano si notano le capre a spasso o al pascolo. Ma si sa le cose cambiano, il mondo si evolve e ci si adatta al nuovo e non sempre il nuovo è bello e utile, il vecchio toponimo di Piazza Aguglia fu sostituito con il più moderno di Piazza della Regione siciliana. Villabate nella Banchina aveva un tempo l’espressione della sua massima forza, questo piccolo centro agricolo, nato da un felice connubio di cessione di territori, aveva nella piazza il luogo per il reclutamento dei braccianti, impiegati nel faticoso lavoro giornaliero degli agrumeti, poi nel pomeriggio si trasformava nel luogo dove si concludevano gli affari, dove si socializzava e ci si incontrava per fare una partitella a carte, e infine la sera si trasformava, per gli adolescenti del paese, in campo di calcio dove si disputavano partitelle più o meno regolari, e in queste partitelle prendevano vita dei piccoli campioni che andavano ad ingrossare le fila di squadre non solo locali. Ma a banchina era pure il luogo della passeggiata domenicale, quello degli incontri tra fidanzatini che licchiavano come era uso allora definire due ​

giovani che si guardavano. E da queste licchiate nascevano i fidanzamenti che nella maggior parte delle volte si completavano con il matrimonio. I ragazzi a quel tempo coglievano l’occasione, di incontrarli alla banchina per parlare con i futuri suoceri e chiedere la mano delle figlie, questo infatti era il campo neutro e pertanto non impegnava nessuno. A questo proposito si potrebbero raccontare alcuni aneddoti, ma per economia di tempo citerò la cosa più temuta per i giovani quella di pigghiarisi a coffa, cioè il rifiuto della concessione della mano da parte del padre di lei. Allora si innescavano dei momenti particolari nella testa dei giovani, se il sentimento era forte allora si progettava con quattro amici la fuitina , che poteva essere fatta in due modi: la prima “ chi buoni” cioè concordando l’allontanamento della ragazza da casa con la stessa non vista da nessuno, la seconda che veniva definita “ furziva”, cioè si colpiva il momento giusto per rapirla spalleggiato dai quatto amici ra banchina , una cosa che oggi sembra improbabile che avvenga, si che oggi la libertà da un senso diverso alle cose. ( N.d.R . A proposito della fuitina si veda il film di Pietro Germi nel film del 1964 “Sedotta e Abbandonata” ) Attorno alla banchina si affacciavano attività storiche come il grande bazar ru portalittra , poi il Bar del Palchetto e dietro il circolo culturale, sulla stessa piazza il chioschetto ‘ nni Giustu , subito dietro ‘ nni Matri Letizia , scuola un po’ sui generis, all’inizio degli anni settanta arriva pure il Banco di Sicilia, ma si trasferita la posta, perché anche questa era a banchina . Poi c’erano tante altre piccole e grandi attività come un paio di barberi, un ferramenta, un negozietto di elettrodomestici, un venditore materiale da costruzione e laterizi, poi bar con tavolini assediati da giocatori di carte, e qui attorno posteggiavano quanti avevano piccoli mezzi di trasporto conto terzi. Insomma la banchina era il cuore pulsante del paese, il luogo delle sfide elettorali con i comizi che avevano le forti connotazioni ideali della politica. E poi era il luogo mediale tra il vecchio e il nuovo, il tres-d’union tra il passato e il presente in crescita. Infatti, la banchina che risiedeva sull’unico asse d’attraversamento del paese era un coacervo di aneddoti più o meno surreali, come la nascita dell’ingiuria ai misilmeresi. Si racconta, infatti, che un giorno alcuni giovani sfacirnati , per occupare il tempo fecero un falò e facendo finta di riempire i coppi di fumo li lanciavano sui carretti dei musulumisi che passavano. Questo oltre che far nascere il soprannome, per i batiuoti verso gli abitanti del paese vicino, serviva per sconfiggere l’ozio che regnava quando non c’era lavoro. ‘Na banchina si riunivano i ragazzi e gli adulti che lavoravano nei magazzini d’agrumi del paese. Il paese che cominciando ad espandersi trasformò tanti ex carrettieri in nuovi commercianti. E questi magazzini detti: malasieni , furono logisticamente allocati “ a stratiella” , in seguito denominata Via Alcide De Gasperi, che da trazzera si trasformò in un’importante arteria per arrivare alla stazione ferroviaria di Villabate-Ficarazzelli, che consentiva di trasferire gli agrumi dal paese al nord Italia. Questo per un certo verso è stato il vero sviluppo economico di Villabate e quello sociale. Per i batiuoti comunque ancora oggi un pezzo di cuore batte ‘nna bachina. «Alcuni nascono grandi,​alcuni conquistano la grandezza, ed altri hanno su di loro una grandezza imposta dall’alto.» ( Malvolio atto II, scena V de “ La dodicesima notte ” – W. Shakespeare )

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