Crocifisso sì, crocifisso no?

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Di Prof. Franco Lo Piparo

Si discute sulla liceità in uno Stato laico e aconfessionale di esibire sulle pareti dei locali pubblici il crocifisso. La laica Francia lo proibisce.

Non riesco ad appassionarmi all’argomento. Sono un laico agnostico, convinto che non esistono, non possono esistere, società umane prive di religione. Tutta la storia dell’umanità lo conferma. Includo tra le religioni anche quelle materialistiche ispirate dai testi di Marx e Engels.

Sono però altrettanto convinto che – per usare una formula del laico Benedetto Croce – noi, che viviamo in questa parte del mondo e ci professiamo laici, “non possiamo non essere cristiani” (1942).

Lo dico in poche parole: il cristianesimo, mettendo al proprio centro il valore della singola persona con le sue sofferenze e le sue gioie in quanto solo e soltanto persona, ha operato un punto di rottura col passato per il quale non si può non usare il termine “rivoluzione”.

Questo non vuol dire che la storia delle Chiese cristiane sia stata sempre cristiana. Non è un paradosso, ma verità storica.

Mi è capitato di leggere un articolo di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, in cui tutto ciò è mirabilmente spiegato. L’articolo fu pubblicato su L’Unità del 22 marzo 1988 e questo lo rende ancora più interessante. Vale la pena leggerlo.

NATALIA GINZBURG
«Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo?

Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo smettere di dire così?

Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.

Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.

Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.

Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Il crocifisso fa parte della storia del mondo».

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