LE PAROLE CHE DICIAMO SONO LO SPECCHIO DI QUELLO CHE SIAMO

IL PROF. FRANCO LO PIPARO CONFRONTA I DUE DISCORSI ALLA NAZIONE FATTI DAL PRESIDENTE MATTARELLA E LA REGINA ELISABBETTA II

0

Vi propongo di leggere in sequenza il discorso della Regina Elisabetta del 5 aprile e quello del Presidente Mattarella del 27 marzo. Entrambi sono appelli solenni della massima autorità istituzionale ai rispettivi Paesi sul problema della pandemia Coronavirus.
Il discorso della Regina Elisabetta ha 517 parole. Quello di Mattarella di parole ne ha 885. Nelle 517 parole della Regina il pronome NOI e l’aggettivo NOSTRO ricorrono 20 volte. Nelle 885 parole del nostro Presidente ricorrono 9 volte. La parola POPOLO è assente nel discorso della Regina, Mattarella la usa due volte.
Non è una questione di arida aritmetica. Sulla partecipazione, anche emotiva, di Mattarella alla tragedia collettiva non nutro alcun dubbio. La questione che sto sollevando va molto oltre la persona del Presidente. Ha a che fare con le differenti storie degli italiani e degli inglesi.
La Regina Elisabetta fa vivere nelle poche parole pronunciate la identificazione coi propri interlocutori. Nel suo discorso non c’è mai un popolo a cui rivolgersi e da ringraziare, c’è un NOI che vive allo stesso modo il problema coronavirus. La visibile e indubbia partecipazione di Mattarella è filtrata dalla storia del rapporto degli italiani col potere politico.
Per farmi capire meglio faccio due esempi.
Mattarella dice: «La risposta collettiva che IL POPOLO ITALIANO STA DANDO ALL’EMERGENZA è oggetto di ammirazione anche all’estero».
Un inglese avrebbe detto: «La risposta collettiva che STIAMO dando all’emergenza è oggetto di ammirazione anche all’estero».
Mattarella dice: «Nella ricostruzione IL NOSTRO POPOLO ha sempre saputo esprimere il meglio di SÉ».
Un inglese avrebbe detto: «Nella ricostruzione NOI ABBIAMO sempre saputo esprimere il meglio di NOI».
Un leader inglese con la storia che ha alle spalle non dice: «Voi popolo state soffrendo e siete bravi». Dice: «Noi tutti stiamo soffrendo e ci aiutiamo a vicenda».
Ho svolto queste brevi considerazioni a partire dal discorso di Mattarella. Ma se esaminiamo i discorsi di Conte e degli altri leader politici, populisti in particolare, la differenza col brevissimo e straordinario discorso della Regina Elisabetta sarebbe ancora più vistoso.
Pubblico qui di seguito i discorsi della Regina e del nostro Presidente mettendo in maiuscolo le occorrenze del pronome NOI e dell’aggettivo NOSTRO.

ELISABETTA II


THE QUEEN SPEECH
I’m speaking to you at what I know is an increasingly challenging time, a time of disruption that has brought grief to some, financial difficulties to many, and enormous changes to the daily lives of US ALL. I want to thank everyone on the NHS frontline, as well as care workers and those carrying out essentials roles who selflessly to continue their day-to-day duties outside the home IN SUPPORT OF US ALL. I’ m sure that the nation will join me in assuring you that what you do is appreciated, and every hours of your hard work brings us closer to return to more normal times. I also want to thank those of you who are staying at home, thereby helping to protect the vulnerable, and sparing many families the pain already felt by those who have lost loved ones. TOGETHER WE are tackling this disease, and I want to reassure you that IF WE remain united and resolute, then WE WILL OVERCOME IT. I hope in the years to come everyone will be able to take pride in how they responded to this challenge, and those who come AFTER US will say the Britons of this generation were as strong as any, that the attributes of self- discipline, of quiet, good-humoured resolve and of fellow feeling still characterize this country. The pride in who WE ARE is not a part of OUR PAST, it defines OUR PRESENT and OUR FUTURE.   The moments when the United Kingdom has come together to applaud its care and essential workers will be remembered as an expression of OUR NATIONAL SPIRIT, and its symbol will be the rainbows drown by children. Across the Commonwealth and around the world, WE have seen heart warming stories of people coming together to help others, be it through delivering food parcels and medicines, checking on neighbours, or converting businesses to help the relief effort. And though self-isolating may at times be hard, many peoples of all faiths and of none are discovering that it presents an opportunity to slow down, pause and reflect in prayer or meditation.
It reminds me of the very first broadcast I made in 1940, helped by my sister. We as children spoke from here at Windsor to children who had been evacuated from their homes and sent away for their own safety. Today once again, many will feel a painful sense of separation from their loved ones, but now as then, WE KNOW deep down that it is the right thing to do. While WE HAVE FACED challenges before, this one is different. This time WE JOIN with all nation across the globe in a common endeavour. Using the great advances of science and our instinctive compassion to heal, WE WILL SUCCEED, and that success will belong to EVERYONE OF US. We should take comfort that while WE MAY HAVE more still to endure, better days will return. WE WILL BE WITH our friends again. WE WILL BE WITH our families again. WE WILL MEET again. But for now, I send my thanks and warmest good wishes to you all.

 Ecco le parole della Regina Elisabetta tradotte in italiano: ( Sto parlando a voi in un momento che so essere sempre più difficile. Un momento di sconvolgimento nella vita del nostro paese, uno sconvolgimento che ha portato il lutto per alcuni, difficoltà finanziarie per altri, e enormi cambiamenti nella vita quotidiana di tutti noi. Voglio ringraziare tutti coloro in prima linea al NHS, come gli operatori sanitari e coloro che stanno portando avanti ruoli essenziali, che adempiono altruisticamente ai loro compiti giorno per giorno fuori dalle loro case in supporto a tutti noi. Sono sicura che la nazione si unirà a me nell’assicurarvi che quello che fate è apprezzato e ogni ora del vostro duro lavoro ci porta sempre più vicini al ritorno a giorni più normali. Voglio anche ringraziare chi di voi sta rimanendo a casa, aiutando così a proteggere i vulnerabili e evitare a molte famiglie il dolore che coloro che hanno perso i loro cari hanno già provato. Insieme stiamo affrontando questa malattia, e voglio rassicuravi sul fatto che se rimaniamo uniti e risoluti, allora la supereremo.  Spero che negli anni a venire tutti siano in grado di essere orgogliosi di come hanno risposto a questa sfida. E coloro che verranno dopo di noi diranno che i cittadini britannici di questa generazione sono forti come tutte le altre. Che gli attributi di autodisciplina, di tranquilla e rilassata determinazione e di solidarietà ancora caratterizzano il Paese. L’orgoglio in chi siamo non è parte del nostro passato, ma definisce il nostro presente e il nostro futuro.)

PRESIDENTE SERGIO MATTARELLA



DISCORSO DI MATTARELLA
Mi permetto nuovamente, care concittadine e cari concittadini, di rivolgermi a voi, nel corso di questa difficile emergenza, per condividere alcune riflessioni. Ne avverto il dovere.
La prima si traduce in un pensiero rivolto alle persone che hanno perso la vita a causa di questa epidemia; e ai loro familiari. Il dolore del distacco è stato ingigantito dalla sofferenza di non poter essere loro vicini e dalla tristezza dell’impossibilità di celebrare, come dovuto, il commiato dalle comunità di cui erano parte. Comunità che sono duramente impoverite dalla loro scomparsa.
STIAMO VIVENDO una pagina triste della NOSTRA STORIA. ABBIAMO VISTO immagini che sarà impossibile dimenticare. Alcuni territori – e in particolare la generazione più anziana – stanno pagando un prezzo altissimo. Ho parlato, in questi giorni, con tanti amministratori e ho rappresentato loro la vicinanza e la solidarietà di tutti gli italiani. Desidero anche esprimere rinnovata riconoscenza nei confronti di chi, per tutti noi, sta fronteggiando la malattia con instancabile abnegazione: i medici, gli infermieri, l’intero personale sanitario, cui occorre, in ogni modo, assicurare tutto il materiale necessario. Numerosi sono rimasti vittime del loro impegno generoso. Insieme a loro ringrazio i farmacisti, gli agenti delle Forze dell’ordine, nazionali e locali, coloro che mantengono in funzione le linee alimentari, i servizi e le attività essenziali, coloro che trasportano i prodotti necessari, le Forze Armate.
A tutti loro va la riconoscenza della Repubblica, così come va agli scienziati, ai ricercatori che lavorano per trovare terapie e vaccini contro il virus, ai tanti volontari impegnati per alleviare le difficoltà delle persone più fragili, alla Protezione Civile che lavora senza soste e al Commissario nominato dal Governo, alle imprese che hanno riconvertito la loro produzione in beni necessari per l’emergenza, agli insegnanti che mantengono il dialogo con i loro studenti, a coloro che stanno assistendo i nostri connazionali all’estero. A quanti, in ogni modo e in ogni ruolo, sono impegnati su questo fronte giorno per giorno.
La risposta così pronta e numerosa di medici disponibili a recarsi negli ospedali più sotto pressione, dopo la richiesta della Protezione Civile, è un ennesimo segno della generosa solidarietà che sta attraversando l’Italia. Vorrei inoltre ringraziare tutti voi. I sacrifici di comportamento che le misure indicate dal Governo richiedono a tutti sono accettati con grande senso civico, dimostrato in amplissima misura dalla cittadinanza. Da alcuni giorni vi sono segnali di un rallentamento nella crescita di nuovi contagi rispetto alle settimane precedenti: non è un dato che possa rallegrarci, si tratta pur sempre di tanti nuovi malati e soprattutto perché accompagnato da tanti nuovi morti. Anche quest’oggi vi è un numero dolorosamente elevato di nuovi morti. Però quel fenomeno fa pensare che le misure di comportamento adottate stanno producendo effetti positivi e, quindi, rafforza la necessità di continuare a osservarle scrupolosamente finché sarà necessario. Il senso di responsabilità dei cittadini è la risorsa più importante su cui può contare uno stato democratico in momenti come quello che stiamo vivendo.
La risposta collettiva che il popolo italiano sta dando all’emergenza è oggetto di ammirazione anche all’estero, come ho potuto constatare nei tanti colloqui telefonici con Capi di Stato stranieri.
Anche di questo avverto il dovere di rendervi conto: molti Capi di Stato, d’Europa e non soltanto, hanno espresso la loro vicinanza all’Italia. Da diversi dei loro Stati sono giunti sostegni concreti. Tutti mi hanno detto che i loro Paesi hanno preso decisioni seguendo le scelte fatte in Italia in questa emergenza.
Nell’Unione Europea la Banca Centrale e la Commissione, nei giorni scorsi, hanno assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo.
Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei capi dei governi nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni.
Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse. Nel nostro Paese, come ho ricordato, sono state prese misure molto rigorose ma indispensabili, con norme di legge – sia all’inizio che dopo la fase di necessario continuo aggiornamento – norme, quindi, sottoposte all’approvazione del Parlamento.
Sono stati approntati – e sono in corso di esame parlamentare – provvedimenti di sostegno per i tanti settori della vita sociale ed economica colpiti. Altri provvedimenti sono preannunciati.
Conosco – e comprendo bene – la profonda preoccupazione che molte persone provano per l’incertezza sul futuro del proprio lavoro. Dobbiamo compiere ogni sforzo perché nessuno sia lasciato indietro.
Ho auspicato – e continuo a farlo – che queste risposte possano essere il frutto di un impegno comune, fra tutti: soggetti politici, di maggioranza e di opposizione, soggetti sociali, governi dei territori.
Unità e coesione sociale sono indispensabili in questa condizione.
Un’ultima considerazione: mentre PROVVEDIAMO ad applicare, con tempestività ed efficacia, gli strumenti contro le difficoltà economiche, DOBBIAMO INIZIARE a pensare al dopo emergenza: alle iniziative e alle modalità per rilanciare, gradualmente, ma con determinazione la nostra vita sociale e la nostra economia.
Nella ricostruzione il NOSTRO POPOLO ha sempre saputo esprimere il meglio di sé.
Le prospettive del futuro sono – ancora una volta – alla NOSTRA PORTATA.
[ ] ABBIAMO altre volte superato periodi difficili e drammatici. VI RIUSCIREMO certamente – insieme – anche questa volta.

Prof. Franco Lo Piparo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here