Una giornata normale …

Violenza sulle donne, divagazioni sul tema

0

Giornata che non prometteva nulla di buono. Antonio sapeva che qualcosa sarebbe andato storto quando sentiva la sveglia del telefono mentre sognava. Allungò la mano accese la luce sul comodino, si stiracchio e con la velocità di un film muto degli anni venti, si preparò ed uscì. La bella giornata di sole cambiò il suo umore sperando che la sua sensazione fosse solo una paturnia. Salito in macchina accese la radio e lo accolse una marcetta allegra che lo mise ancora di più di buon umore.

Svoltò sulla destra gli si presentò sotto gli occhi una scena che non si aspettava, tante scarpe rosse di donna allineate sul piano della piazza, ricordò che era una date che ricordava il grave fenomeno della violenza sulle donne.Antonio faceva di tanto in tanto servizio al pronto soccorso, ne aveva viste tante di donne con le ossa rotte e ferite inferte più o meno giustificate con scuse stupide. Questo lo faceva incazzare, ma che ci poteva fare, niente se quelle donne non avevano voglia di denunciare che ci poteva fare lui. Arrivò in ospedale, gli andò incontro il primario gesticolando. Quando lo ebbe davanti realizzo che il suo collega era malato e lui lo avrebbe dovuto sostituire al pronto soccorso.

Digrignò tra i denti un’imprecazione, si avviò al posto di lavoro assegnatogli. L’infermiere di turno lo accolse con un grande sorriso, Antonio lavorava bene con il vecchio Pietro prossimo alla pensione, con fare sbrigativo da uomo di grande esperienza, si ricordava ancora del primo servizio fatto assieme quando fu assunto e mandato in questa frontiera del dolore, quanti consigli gli aveva dato, ricordava che gli aveva detto – professionalità e sangue freddo, non ci possiamo caricare di tutti i malanni del mondo – questa consegna negli anno l’aveva tenuta presente quasi sempre.Si scambiarono i soliti convenevoli, si misero a lavorare; guardò una radiografia del bambino che si lamentava, fortunatamente solo una piccola contusione. La nonnina zoppicante spaventata e dolorante, diceva di aveva una gamba rotta ma per fortuna anche solo un ematoma e una leggera contusione.

La mattinava scorreva con il solito ritmo nulla di veramente grave, guadò l’orologio sulla parete difronte segnava le tredici, pensò meno male sta finendo, pensò che alle 14,30 doveva andare in stazione a prendere la figlia e la moglie che rientravano da una visita fatta alla suocera che era stata un poco male, e le sue donne erano andate a coccolarla un poco per farla sentire amata. Antonio usci dalla porta della stanzetta dove per tutta la mattinata aveva visto radiografie e parlato con persone spesso confortandole non avendo nulla di grave.

Guardo in fondo al corridoio e la sua attenzione fu catalizzata da una bella ragazza spinta su di una sedia a rotelle, l’ausiliario da lontano gridò: cliente per lei dottore, ad Antonio questi atteggiamenti lo facevano imbestialire. Rispose per le rime al giovane rimproverandolo. L’ausiliario posizionò la donna davanti la scrivania. Antonio la guardò meglio e vide che aveva pressappoco l’età di sua moglie, aveva lo sguardo triste, e gli occhi bassi. Guardò la cartella clinica e vide che le erano già stati messi dei punti di sutura in testa. Gli si rivolse chiedendole cosa gli fosse successo e lei alzò per la prima volta la testa guardandolo, aveva gli occhi azzurri, Antonio in quell’ azzurro vide la profondità dell’oceano e gli attraverso un brivido lungo la schiena. Ricordò il suono della sveglia.

La donna biascicò qualcosa di incomprensibile. Allora intervenne l’ausiliario dicendo: dottore è caduta dalle scale. Nella sua testa la parola caduta risuonò come “buttata”, ma subito fece ammenda pensando che fosse malpensante. Bene signorina – disse Antonio -, la donna con voce chiara rispose: no sono signora, mio marito sta arrivando. Questa volta la donna era stata chiara e il tono della voce era squillante, non come la prima risposta alla sua domanda.

Antonio sentì stridere qualcosa dentro. Riprese allora – signora la mandiamo a fare la radiografia al braccio che le duole e vediamo cosa le è successo -. L’ausiliario si allontanò spingendo lentamente la carrozzina. Si Pietro e il dottore incrociarono i loro sguardi e provarono angoscia. Antonio controllo il nome e cognome della donna e sul computer sulla schermata gli apparve una cosa inaspettata, Elena, cosi si chiamava la donna, era una assidua cliente del pronto soccorso, andando a ritroso scopri che negli ultimi anni aveva avuto più di cento punti di sutura, sei ingessature e delle incrinature di costole.

Pietro disse: si dottore, è una nostra vecchia conoscenza, non vorrei sembrare inopportuno ma secondo me si tratta di violenza familiare. Ad Antonio era successo di avere qualche sospetto nel passato per alcuni casi, ma questo gli sembrò evidente, si trovò a condividere il pensiero di Pietro. Sentì il cuore in petto che cominciò a battere al ritmo di un tamburo, sudò freddo, per un attimo pensò che le stesse venendo un infarto, poi guardo il suo infermiere e gli chiese: cosa dobbiamo fare? Pietro alzò le spalle, fece una smorfia con il viso e non parlò, la sua espressione sembrava di disinteresse – Allora? – aggiunse Antonio. Pietro si sedette si avvicinò al dottore come per confidargli qualcosa: dottore io andrei a cercare il marito e lo butterei dalle scale come fa lui con la moglie. Antonio inorridì, si rese conto che nel tumulto del cuore che aveva provato prima, gli era balenata pure questa idea.

La donna rientrò dopo la radiografia, Antonio la controllò, guardò Elena e le disse: per fortuna questa volta nulla di rotto, – calcando la voce su “questa volta”-, dispongo comunque che venga tenuta in osservazione per quarant’otto. La donna sbarrò gli occhi e disse: ma mio marito…, mentre pronunciava queste parole si spalancò la porta e un uomo, apparentemente distinto, si precipitò verso la donna abbracciandola. – Come stai tesoro mio – disse tutto d’un fiato. Antonio si alzò in piedi e per una reazione incontrollata, lo agguantò per il colletto della giacca sollevandolo da sopra la donna. L’uomo lo guardo in faccia, il loro sguardi si incrociarono per la prima volta, l’elegantone lo guardo con un ghigno mefistofelico, che ad Antonio sembro come se gli stesse dicendo: “tu non puoi fare niente io posseggo la mente di questa donna”.

Si controllo, anche se aveva voglia di riscoprire cosa ricordava di quando faceva arti marziali, si astenne e lascio il colletto dell’uomo, sussurrando un -mi scusi, pensavo che avrebbe voluto continuare a picchiare sua moglie-. L’uomo risentito urlò: ma come si permette, lei non sa chi sono io? Antonio penso tra se, un giusto attributo che gli sarebbe calzato a pennello: “un pezzo…” si trattenne dal rispondergli come meritava quello che aveva pensato. L’elegante baldanzoso allora aggiunse – dato che mia moglie non ha nulla faccia la cartella di dimissione che ce ne andiamo da questo manicomio, dove si perdono giornate inutilmente.

Antonio si sedette raccolse tutta la calma possibile e disse all’uomo: io so che sono un medico del  pronto soccorso ed esercito la funzione di pubblico ufficiale nel pieno delle sue funzioni. Il marito capì che la sua intimidazione con Antonio non funzionava. Dottore lei deve capire – cambiando tono – che mi sono spaventato, lei deve sapere che mia moglie ha solo me e ed “la cosa” più importante della mia vita. Allora “la cosa” più importante – disse Antonio –  deve rimanere in osservazione per due giorni, il trauma alla testa ne consiglia il ricovero.

Antonio sperava, dopo aver assistito a questo brutto siparietto, che andando via l’uomo avrebbe chiamato l’assistente sociale per fare capire alla donna che la sua non era una vita, ma essere una persona succube di violenze fisiche e mentali che la costringevano ad uno schiavismo assurdo non era sopportabile. L’uomo guardò la donna che cambiò espressione, scese con un velo grigio sul suo volto, e con un filo di voce disse: dottore dove firmo per andare a casa?

Antonio si sedette capì che avrebbe combattuto una battaglia persa e cominciò a scrivere l’atto di dimissioni, ogni tre parole che scriveva guardava Elena, che non abbassava gli occhi, Antonio sperò che la sua crociata contro l’energumeno stava avendo successo, che quando le avrebbe messo davanti il foglio da firmare si sarebbe rifiutata.

Elena scrisse sul foglio il suo nome e cognome, si alzo e senza salutare usci dalla stanza, Antonio guardò l’uomo che gli allungò la mano per salutarlo, il dottore agito la testa in senso di diniego, l’uomo ritirò la mano ridendo, aggiungendo – noi comunque ce ne andiamo -. Antonio segui con lo sguardo la donna che si allontanava, davanti la porta la donna si girò a guardarlo per l’ultima volta. Con un balzo felino si getto sotto l’ambulanza che arrivava nel tunnel del pronto soccorso. Suonò la sveglia del telefono e Antonio era ancora a letto, stava facendo tardi per andare al lavoro.    

di Gaetano Martorana

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here