“Le mie lenzuola” di Pietro Cosentino

Poesia e pittura si incontrano in connubio di emozioni

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Ogni giorno dovremmo ascoltare una piccola melodia, leggere una bella poesia, vedere una pittura squisita e, se possibile, dire delle parole sensibili” diceva J. W. Goethe. Le mie lenzuola, l’ultimo lavoro di Picos, ci regala questa possibilità: poesia e pittura che si incontrano per regalare emozioni visive e suscitare moti nell’animo come solo un poeta raffinato può fare. Pietro Lucio Cosentino (Picos) è stato per 43 anni professore universitario, ordinario di Geofisica Applicata, all’Università di Palermo e Lecturer all’University of East Anglia (U.E.A.) di Norwich in Inghilterra, ha insegnato “Metodi Diagnostici per i Beni Culturali” nel corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, lavorando per la diagnostica dei Beni Culturali in varie parti del mondo. Ha iniziato a dipingere intorno agli anni ‘50 prediligendo uno stile  Verista, non soltanto per l’accuratezza dei particolari, che sa imprimere alle sue opere, ma anche per la scelta dei soggetti rappresentati. L’oggetto di uso comune diviene con Picos opera d’arte, dietro la quale si cela una storia. Così, ad esempio, una molletta da bucato non è più un banale utensile domestico, ma il punto di partenza per raccontare la fine dolorosa e malinconica di un amore:

                        Resta docu, appizzatu a ‘na muddetta,

                            comu si fussi linzolu di curredu.

                           Lu tempu penni supra la ragiuni,

                          nta nu ‘ncontru chi agghiaccia li cori…

Appinzato, acquarello, 18×26 cm

Del resto è lui stesso che aprendo il suo lavoro si presenta con un  autoritratto, dove mette a nudo la sua arte: Ed ogni nuovo giorno/osservo molte cose/ma quel che più mi ispira, /non son cose gustose,sono gli oggetti pregni /di grande gentilezza/che svolgono fedeli/nel mondo che mi attira /mansioni di umiltà /ed hanno senza veli /della morale antica…

Ma non solo i soggetti dei suoi quadri fanno parte del quotidiano, anche i versi poetici sono ispirati alla realtà che ci circonda, alla dura vita di ogni giorno. Accanto alle estati assolate di Mondello, alle corse e giochi fra bambini, ai fiori di primavera ed alle onde spumose del mare mosso dal vento, ecco, che prepotenti emergono temi che ti costringono a fare i conti con ciò che è dolore e sofferenza: la violenza sulle donne, la chemioterapia, il coronavirus. Tutto viene vissuto dall’artista con estrema empatia e fuori da qualsivoglia schema. Anche stilisticamente si evince questa sua intenzione di concepire la poesia come una sorta di dialogo con il lettore: nessuna rima, nessuna strofa a imbrigliare il  fluire  dei suoi pensieri. Linguisticamente sceglie a volte il dialetto, la lingua più intima, la propria origine, il modo più diretto per esprimere un sentimento che vuole essere incisivo e proprio per questo si presenta scarno, per essere meditato prima e ricordato in seguito.

Buttato, acquarello e pastello, 17×13 cm

Perché l’arte poetica e pittorica di Picos è priva di orpelli, di eccessi, il suo intento è quello di offrire una fotografia della realtà senza interferire con essa. Sarà il contenuto dell’opera a dettare la chiave di lettura, i colori del mare, il giallo del grano, il verde degli arbusti, così come i giochi di ombre e luci nei disegni in bianco e nero daranno, a chi li osserva, la gioia delle estati o l’asprezza del ricordo. Un lavoro da scoprire e da assaporare perché come dice  José Russotti: Nelle opere di Picos con “fiero riserbo” vengono tratteggiati seducenti varchi negli intricati viottoli della vita, indagata da una pittura-poesia attenta, precisa, che lascia senza fiato poiché nel suo libro Le mie lenzuola sembra realizzarsi quel miracolo creativo in cui colori e parole si fondono nell’intimo, riuscendo a lanciare un messaggio positivo rivolto ad un presente continuamente martorizzato e ad un futuro pieno di indubbie certezze.

Giuseppina Tesauro

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