Terzo capitolo:1000 volte ti amo

Una Via d'uscita

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Meral Jhonson entrò nella stanza della clinica di Cam alle tre del pomeriggio. Come PR di una star che negli ultimi tempi sa soltanto mettersi nei guai, il suo lavoro era diventato molto faticoso, soprattutto perché doveva cercare di evitare la totale distruzione di Cam sia dal punto di vista mediatico che economico. Fece cenno a Mike di seguirla fuori dalla camera e così i due si avviarono nel salottino attiguo alla stanza da letto.

“Che succede?” disse Mike lasciandosi cadere su una poltrona e stropicciandosi gli occhi con la punta delle dita.

“Guai” Sospirò Meral e posò un fascicolo ed un giornale sulle ginocchia dell’uomo prima di avviarsi alla finestra e cominciare a fumare una sigaretta elettronica.

Mike sfogliò la rivista di gossip di bassa categoria, che dava la notizia di come Cam si fosse ridotto in fin di vita a causa di una overdose di alcolici. Per fortuna però dalle foto in corredo all’articolo, non si riusciva a capire nulla, tranne che la stessa macchina che era uscita dalla villa di Cam, era arrivata presso una clinica fuori città a tutta velocità. Ma questo era un fatto che poteva dire tutto e niente allo stesso tempo. Più preoccupante era il contenuto della carpetta. La Golden Marell aveva bloccato l’uscita del film Aren il Vichingo.

“Perché?” sospirò Mike “Cam non è il solo attore ad avere avuto dei problemi. Eppure nessuno si è mai sognato di fermare un’uscita nelle sale”

“Vedi Mike, la Marell tiene alla propria immagine. Loro producono film di animazione anche per bambini ed adolescenti, quindi non vogliono avere problemi con questa fascia di pubblico. Ultimamente il nostro amico ne ha combinate un po’ troppe. Hai bisogno di un elenco dettagliato? Risse nei locali,  fotografato più volte mentre usciva  da un sexy club e per finire le foto e i pettegolezzi dello staff durante le riprese di questo ultimo film, dove era sempre ubriaco. Ti ricordo che per portarlo a termine hanno dovuto tagliare le sue scene e riscrivere le battute, perché non era più in grado di recitare. Insomma peggio non si poteva fare, credo.”

Mike si stringeva sempre di più nella poltrona, già vedeva Cam pagare penali astronomiche, che lo avrebbero ridotto sul lastrico e questa volta la ripresa sembrava davvero impossibile.

“Meral dobbiamo prendere tempo, senti, credo che dovrei andare a parlare con questi tizi per indurli a cambiare idea. Non so come. Cam però dovrebbe cominciare a cambiare stile di vita. Per un po’ dovrebbe stare lontano da questa spazzatura” e Mike gettò a terrà la rivista di gossip.

“Credo di avere una soluzione – disse Meral – andiamo a convincere il Vichingo a riprendersi la sua vita”.

Mike e Meral entrarono nella stanza di Cam, lo trovarono sveglio, seduto fra i cuscini del letto. La luce del pomeriggio filtrava attraverso le tende illuminando la sua sagoma, il suo volto era triste ed il suo sguardo fissava il vuoto.

“Cam – esordì Mike – ragazzo mio, prepara i bagagli si parte per una bella vacanza e ti assicuro che quando ritornerai starai molto meglio”.

Quella stessa sera un aereo privato atterrava a Firenze e un paio di ore dopo Cam si trovava in un centro benessere a cinque stelle immerso nella Maremma toscane.

“Allora ragazzo – sorrise Mike – qui sarai al sicuro dai paparazzi e se ci riesci anche dai guai. Uno staff ti aiuterà con i tuoi problemi, ma devi mettercela tutta. Nessuno può aiutarti se non sei tu a volerti tirare fuori da questo fosso. I proprietari sono cari amici di Meral, ti aiuteranno e ti proteggeranno fino a che non sarà necessario. Io volo negli States a risolvere questa situazione. Quando ritorno voglio trovarti in perfetta forma, pronto per il lancio del film nelle sale. Ci siamo passati tutti, Cam, con le delusioni, con i tradimenti, siamo tutti caduti prima o poi nella vita, ma solo i veri duri sanno rialzarsi e ricominciare. Cam, ho sempre creduto in te e non mi sono mai sbagliato. Forza, ce la faremo anche questa volta. Vedrai, figliolo”.

Cam non riusciva a parlare, provava così tante emozioni che aveva paura di esplodere. Mike lo aveva appena chiamato figliolo, era la prima volta che lo faceva, questo lo aveva spiazzato. Non aveva mai conosciuto suo padre, di sua madre si ricordava poco o nulla. Aveva smesso di considerarsi parte di una famiglia da tempo, si considerava né più né meno di un gatto randagio che nessun umano vuole adottare, la fine della sua storia con Alice aveva portato a galla tutti i suoi dubbi ed i problemi irrisolti dell’adolescenza e di un passato con il quale forse non aveva mai fatto i conti. Mike era l’unico, adesso che ci rifletteva, ad aver fatto qualcosa per lui e non solo per denaro a quanto aveva avuto modo di appurare, e gli ultimi eventi ne erano una conferma. Voleva abbracciarlo, ma si limitò a stringergli la mano e a ricambiare la pacca sulla spalla che questi gli diede davanti l’ingresso della hall, prima di risalire sul taxi che li aveva condotti lì.

Sajf

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