Dalla Maraini alla Littizzetto: “vogliamo dirlo con chiarezza, è arrivato il tempo di una donna al Colle

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Di Dorotea Rizzo

Tra pochi giorni sarà eletto il nuovo Presidente della Repubblica.  In questo clima di attesa e di caos dovuto alla pandemia, un gruppo di donne tra intellettuali e artiste hanno le idee abbastanza chiare.

Con un appello chiedono l’arrivo al Quirinale di una donna e ci sarebbe da rallegrarsi perché per la prima volta   una donna sarebbe Presidente della Repubblica : ʺcrediamo sia giunto il momento di dare concretezza a quell’idea di parità di genere, così tanto condivisa e sostenuta dalle forze più democratiche e progressiste del nostro Paese. Vogliamo dirlo con chiarezza: è arrivato il tempo di eleggere una donna“.

 L’appello rivolto alle forze politiche è firmato da Dacia Maraini, Edith Bruck, Liliana Cavani, Michela Murgia, Luciana Littizzetto, Silvia Avallone, Melania Mazzucco, Lia Levi, Andrèe Ruth Shammah, Mirella Serri, Stefania Auci, Sabina Guzzanti, Mariolina Coppola, Serena Dandini e Fiorella Mannoia.

Del resto, l’8 marzo, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel suo messaggio ha invitato ad ascoltare le donne perché “vuol dire rendere migliore la nostra società”. Negli ultimi due secoli “sono state protagoniste di importanti rivoluzioni sociali e culturali, sono state – spesso e in diversi ambiti – i motori del cambiamento”.

Perfettamente in linea con questo pensiero   le donne autrici dell’appello: ʺSi parla di democrazia dei generi ma da questo punto di vista l’Italia è una democrazia largamente incompiuta, tanto più rispetto a paesi come Germania, Gran Bretagna, Austria, Belgio, Danimarca, Islanda, Norvegia, Finlandia. Eppure sappiamo che ci sono in Italia donne che per titoli, meriti, esperienza ed equilibrio possono benissimo rappresentare l’intera nazione al massimo livello. Non è questa la sede per fare un elenco di nomi ma molte donne hanno ottenuto stima, fiducia, ammirazione in tanti incarichi pubblici ricevuti, e ci rifiutiamo di pensare che queste donne non abbiano il carisma, le competenze, le capacità e l’autorevolezza per esprimere la più alta forma di rappresentanza e di riconoscimento. Questo è il punto. Non ci sono ragioni accettabili per rimandare ancora questa scelta. Ci rivolgiamo a voi, fate uno scatto. L’elezione di una donna alla Presidenza della Repubblica sarà la nostra, e la vostra, forza”.

Qualcuno, giustamente, ha sostenuto che in un paese civile dovrebbe accadere e comunque parlarne vuol dire iniziare a sondare un terreno occupato prevalentemente da maschi.  Chissà se un giorno, magari lontano, avremo il piacere di ascoltare il discorso di fine anno dalla voce di una donna Presidente. Anche alcune   associazioni   in Sicilia si sono mosse in questo senso, perché è tempo di dare concretezza alla parità di genere di cui sempre si parla e perché i tempi nuovi richiedono approcci diversi e quello delle donne sembrerebbe più adatto per una serie di caratteristiche che non stiamo qui a menzionare e che tutti conosciamo.

Tutto vero.  Ma è anche giusto   domandarci se tra le donne, come tra gli uomini, ci possa essere una persona che per   preparazione culturale e qualità morali possa governare il nostro paese.  Quindi    non una donna perché donna ma la migliore tra quelle che si contendono la nomina, al di là del colore politico che, almeno a noi, non  interessa.   Una donna al Quirinale – malgrado siano aumentate le donne elette nel Parlamento- non c’è mai stata e probabilmente non ci sarà neanche stavolta, ma parlarne potrebbe contribuire ad abbattere dei pregiudizi sulle donne al potere che risalgono a tempi molto remoti. In molti   miti e leggende antichissime  le donne vengono ritenute incapaci di gestire il potere e addirittura  pericolose per l’ordine costituito, per poi passare ai tempi più moderni in cui i media mostrano un’attenzione morbosa sulla fisicità, sul corpo e sull’abbigliamento. Insomma… sempre sotto osservazione con riferimenti più o meno espliciti alla sessualità o femminilità quando si vuole delegittimare una donna al potere.  Forse un giorno arriveremo ad avere una donna come Presidente della Repubblica, ma come sempre le donne dovranno lottare duramente per avere riconosciuti i propri diritti e aspirare ad ambiti concessi ai soli uomini, meno oggetto di pregiudizi su cose futili e di poco conto.    

Tra pochi giorni sarà eletto il nuovo Presidente della Repubblica.  In questo clima di attesa e di caos dovuto alla pandemia, un gruppo di donne tra intellettuali e artiste hanno le idee abbastanza chiare.

Con un appello chiedono l’arrivo al Quirinale di una donna e ci sarebbe da rallegrarsi perché per la prima volta   una donna sarebbe Presidente della Repubblica : ʺcrediamo sia giunto il momento di dare concretezza a quell’idea di parità di genere, così tanto condivisa e sostenuta dalle forze più democratiche e progressiste del nostro Paese. Vogliamo dirlo con chiarezza: è arrivato il tempo di eleggere una donna“.

 L’appello rivolto alle forze politiche è firmato da Dacia Maraini, Edith Bruck, Liliana Cavani, Michela Murgia, Luciana Littizzetto, Silvia Avallone, Melania Mazzucco, Lia Levi, Andrèe Ruth Shammah, Mirella Serri, Stefania Auci, Sabina Guzzanti, Mariolina Coppola, Serena Dandini e Fiorella Mannoia.

Del resto, l’8 marzo, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel suo messaggio ha invitato ad ascoltare le donne perché “vuol dire rendere migliore la nostra società”. Negli ultimi due secoli “sono state protagoniste di importanti rivoluzioni sociali e culturali, sono state – spesso e in diversi ambiti – i motori del cambiamento”.

Perfettamente in linea con questo pensiero   le donne autrici dell’appello: ʺSi parla di democrazia dei generi ma da questo punto di vista l’Italia è una democrazia largamente incompiuta, tanto più rispetto a paesi come Germania, Gran Bretagna, Austria, Belgio, Danimarca, Islanda, Norvegia, Finlandia. Eppure sappiamo che ci sono in Italia donne che per titoli, meriti, esperienza ed equilibrio possono benissimo rappresentare l’intera nazione al massimo livello. Non è questa la sede per fare un elenco di nomi ma molte donne hanno ottenuto stima, fiducia, ammirazione in tanti incarichi pubblici ricevuti, e ci rifiutiamo di pensare che queste donne non abbiano il carisma, le competenze, le capacità e l’autorevolezza per esprimere la più alta forma di rappresentanza e di riconoscimento. Questo è il punto. Non ci sono ragioni accettabili per rimandare ancora questa scelta. Ci rivolgiamo a voi, fate uno scatto. L’elezione di una donna alla Presidenza della Repubblica sarà la nostra, e la vostra, forza”.

Qualcuno, giustamente, ha sostenuto che in un paese civile dovrebbe accadere e comunque parlarne vuol dire iniziare a sondare un terreno occupato prevalentemente da maschi.  Chissà se un giorno, magari lontano, avremo il piacere di ascoltare il discorso di fine anno dalla voce di una donna Presidente. Anche alcune   associazioni   in Sicilia si sono mosse in questo senso, perché è tempo di dare concretezza alla parità di genere di cui sempre si parla e perché i tempi nuovi richiedono approcci diversi e quello delle donne sembrerebbe più adatto per una serie di caratteristiche che non stiamo qui a menzionare e che tutti conosciamo.

Tutto vero.  Ma è anche giusto   domandarci se tra le donne, come tra gli uomini, ci possa essere una persona che per   preparazione culturale e qualità morali possa governare il nostro paese.  Quindi    non una donna perché donna ma la migliore tra quelle che si contendono la nomina, al di là del colore politico che, almeno a noi, non  interessa.   Una donna al Quirinale – malgrado siano aumentate le donne elette nel Parlamento- non c’è mai stata e probabilmente non ci sarà neanche stavolta, ma parlarne potrebbe contribuire ad abbattere dei pregiudizi sulle donne al potere che risalgono a tempi molto remoti. In molti   miti e leggende antichissime  le donne vengono ritenute incapaci di gestire il potere e addirittura  pericolose per l’ordine costituito, per poi passare ai tempi più moderni in cui i media mostrano un’attenzione morbosa sulla fisicità, sul corpo e sull’abbigliamento. Insomma… sempre sotto osservazione con riferimenti più o meno espliciti alla sessualità o femminilità quando si vuole delegittimare una donna al potere.  Forse un giorno arriveremo ad avere una donna come Presidente della Repubblica, ma come sempre le donne dovranno lottare duramente per avere riconosciuti i propri diritti e aspirare ad ambiti concessi ai soli uomini, meno oggetto di pregiudizi su cose futili e di poco conto.    

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