Referendum costituzionale: un primo passo per un nuovo parlamento

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Di Giorgio Matrone

Domenica 20 e lunedì 21 settembre gli italiani saranno chiamati a esprimersi su un referendum costituzionale confermativo avente ad oggetto la riduzione del numero dei parlamentari.
Il testo del quesito che troveremo sulla scheda elettorale sarà il seguente:
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?”

Sotto il quesito ci saranno due riquadri: uno con scritto SI, per approvare la riforma, e uno con scritto NO, per respingerla. A differenza dei referendum abrogativi, non è previsto alcun quorum per validare l’esito del referendum costituzionale, cioè la consultazione sarà valida a prescindere dal numero di partecipanti al voto. Dunque, la riforma sarà approvata definitivamente se i SI saranno in misura superiore ai NO, mentre sarà respinta se i NO prevaranno sui SI.
Cosa prevedono le modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione? In sostanza, la riduzione del numero dei seggi, sia alla Camera che al Senato, di poco più di un terzo del totale:
Alla Camera dei deputati si passerebbe da 630 a 400 deputati, mentre al Senato si passerebbe da 315 eletti a 200 senatori. Pertanto, con la vittoria del SI a partire dalle prossime elezioni politiche, il totale dei parlamentari eletti passerebbe da 945 a 600.
Perché votare SI?
Chi sostiene il SI pensa che una riduzione del numero dei parlamentari possa portare un beneficio economico alle casse dello Stato, seppur contenuto, nonché dare maggiore efficienza al funzionamento delle due Camere.
Il primo punto è quindi la riduzione dei costi. Secondo l’Osservatorio sui conti pubblici diretto da Carlo Cottarelli, il risparmio netto complessivo sarebbe pari a 57 milioni all’anno e a 285 milioni a legislatura. Non è certo una cifra da capogiro, ma nell’ottica di spending review per ottimizzare le spese che sostiene lo Stato, è comunque un piccolo contributo.

La seconda motivazione a sostegno del SI, cioè rendere più efficiente il funzionamento delle due Camere, si fonda, soprattutto, sul convincimento che il numero ridotto dei parlamentari costringerebbe gli stessi a una maggiore presenza per portare avanti i lavori nelle commissioni e nelle aule parlamentari.
I sostenitori del NO ritengono che la riduzione degli eletti nel nostro Parlamento comporti una riduzione della spesa annua per ogni cittadino davvero irrisoria, circa 1 euro. Inoltre, la riduzione del numero dei parlamentari indebolirebbe la “rappresentanza democratica”, perché i territori avrebbero meno rappresentanti nelle Camere.
Ma ne siamo davvero sicuri? I parlamentari davvero sono “rappresentanti dei territori”?
Negli ultimi 20 anni, la rappresentanza è andata a farsi benedire perché le leggi elettorali fatte su misura degli ultimi sondaggi o risultati elettorali, hanno sempre impedito ai cittadini sovrani di scegliersi i propri rappresentanti.
Infatti, ad oggi, la legge elettorale non consente di esprimere una preferenza per un candidato, poichè è permesso esclusivamente votare il partito.
Ciò che vuol dire? Le segreterie di partito predispongono i cosiddetti “listini bloccati”, talvolta composti da impresentabili, amici di amici, candidati che nel territorio del collegio nemmeno ci hanno mai messo piede. Insomma, un covo di nominati “per grazia del principotto di turno”.
In poche parole, il principio è il seguente: “Tu dammi il voto, che poi a chi mandare in Parlamento ci penso io”.
Questo meccanismo, inevitabilmente, si ripercuote sulla qualità dei lavori parlamentari. Spesso infatti assistiamo a deputati e senatori che hanno percentuali di presenze davvero basse, talvolta molto inferiori al 50%.
Alla Camera dei Deputati il recordman ha il 98,77% di assenze, mentre al Senato l’85,54%.
Inoltre, assistendo ai lavori d’aula, ci si accorge dopo pochi minuti come, ogni qualvolta si deve votare un provvedimento, vi sia un senso di smarrimento generalizzato tra i vari parlamentari. Come mai? Probabilmente perché sono davvero pochi i parlamentari che hanno contezza di quello che si sta votando.
Anche dopo che è stato espresso un parere da parte del governo e/o relatore di maggioranza, dopo che sono state effettuate le dichiarazioni di voto dai rispettivi gruppi parlamentari, è necessario che per ogni gruppo qualcuno urli, durante la votazione, “verde” o “rosso” per indirizzare il voto dei propri colleghi di gruppo.
Il Parlamento ormai è ridotto a mero convertitore dei decreti legge approvati dal Consiglio dei Ministri. Il re non è solo nudo, non c’è più. Non facciamo finta di agire come se niente fosse avvenuto in questi anni.
Votando Sì al prossimo referendum confermativo per l’abolizione di un terzo dei parlamentari si costringe il Parlamento a porre mano a una seria riforma della legge elettorale che preveda l’unico modo democratico di rappresentanza: chi vuole essere eletto deve andare fisicamente a raccattare i voti, uno sull’altro, strada per strada, porta per porta, da elettore ad elettore.
Solo così si garantisce il rapporto fisico tra eletti ed elettori, tra territorio e politici, la vera “rappresentanza”.
Ritornando alla questione della riduzione di rappresentanza generata dalla vittoria del SI, se da un lato è vero che l’Italia ha, in termini assoluti, uno dei parlamenti più “affollati” al mondo, dall’altro bisogna riconoscere che non è vero che ci sono troppi parlamentari in proporzione alla popolazione, se si effettuano dei confronti con gli altri Paesi. Tuttavia, non è neppure vero, però, che in caso di vittoria del Sì l’Italia si ritroverebbe con un numero eccessivamente alto di abitanti per parlamentare.
Votare SÌ per confermare la legge che taglia circa un terzo dell’intero Parlamento è un atto dovuto, serio e forse un primo passo per portare la politica a comprendere che è tempo di tornare alla Politica con la p maiuscola, fatta di statisti e persone competenti, non semplici faccendieri e premi tasti a comando.

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