La natura politica del modo in cui il potere politico parla e scrive

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A cura di Prof. Franco Lo Piparo

Il parere del Professore Guido Corso

Lo aveva spiegato in un modo che meglio non si può Antonio Gramsci nell’ultimo dei Quaderni a noi pervenuti (il Quaderno 29). Anche se il passo è notissimo, lo riporto per i pochissimi che non lo conoscono:

«Ogni volta che affiora, in un modo o in un altro, la questione della lingua significa che si sta imponendo una serie di altri problemi: la formazione e l’allargamento della classe dirigente, la necessità di stabilire rapporti più intimi e sicuri tra i gruppi dirigenti e la massa popolare-nazionale, cioè di riorganizzare l’egemonia culturale».

La difficile comprensibilità delle leggi e dei regolamenti emanati dai governi italiani è parte fondamentale della questione. Ne abbiamo discusso nel post di ieri prendendo come pretesto un intervento televisivo di Sabino Cassese.

Ho chiesto un parere a un altro eminente giurista, il professore emerito Guido Corso. Riporto lo scambio di opinioni che abbiamo avuto via whatsapp.

DOMANDA: Esistono ragioni di tecnica giuridica così insormontabili da costringere a scrivere leggi e regolamenti con tanti incomprensibili riferimenti a commi e articoli precedenti?
GUIDO CORSO: Dell’oscurità delle nostre leggi esistono due ragioni. La prima: i burocrati che di solito preparano le norme non sanno scriverle perché sono inviluppati nel loro gergo. La seconda è meno confessabile: la norma è spesso volutamente oscura perché se fosse formulata chiaramente e fosse quindi comprensibile a coloro che devono approvarla non sarebbe approvata.

DOMANDA: Assodato quello che mi dici, mi chiedo se è possibile scrivere una nuova legge giuridicamente ineccepibile senza continui riferimenti, astrusi per il comune cittadino, a commi e sottocommi di precedenti leggi.
GUIDO CORSO: Non solo è possibile ma è anche doveroso. Solo così si giustifica il principio “ignorantia legis non excusat” che presuppone la conoscibilità della legge, a sua volta espressione del principio costituzionale fondamentale della certezza del diritto.

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