A proposito di San Francesco e del vilipendio della religione

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Giuseppe Compagno

Indignazione e sconcerto in paese per un atto vandalico e vilipendio della religione ai danni della raffigurazione di San Francesco con il lupo di Gubbio a piazza Relax, nelle cui mani ignoti hanno collocato un sacchetto colmo di rifiuti”.

Con queste parole Pino Grasso apre il suo articolo pubblicato attraverso  il “Pungolo”.  Disparati i commenti che hanno raggiunto quota 100.  A partire dal solito difensore (ma in questo caso anche attaccante)  della nostra religione e della nostra etnia che punta il dito ( a fronte di circa 13.000 cittadini siculi)  verso un fantomatico extracomunitario: “Deve essere punito come merita perchè se è contro la nostra religione, noi siamo contro la sua e quindi deve tornarsene da dove è venuto. E ricordatevi che nel nostra paese siamo noi a comandare”. Naturalmente perché non incolpare anche il Governo? “Con questo governo di malfattori e senza cervello i senza testa si sono incoraggiati al peggio”. Poi a raffica le indignazione scomposte : “L’umanità sta lasciando il posto alla bestialità”..”manco le bestie si comportano così”…..”è finito il mondo”…”meritiamo l’estinzione” . Naturalmente ( e fortunatamente)  non sono mancate le risposte composte e logiche: “Vergognoso”, “Incivile”. Fra le tante la più assennata mi sembra  quella di una signora che affermava: “Sembrerebbe il gesto di un delinquentello in vena di atti “artistici”, che naturalmente denotano il suo personale gusto”. Per evitare ogni sorta di retorica evito di ricordare quali siano attualmente  i veri problemi e mi limito solamente a ricordare i periodi in cui Ficarazzi era inondata di cumuli di immondizia e gli alunni, accompagnati dai genitori, passavano (perché costretti) sopra la spazzatura per dirigersi a scuola. Non ricordo tutta questa indignazione da parte dei genitori che, passivamente, accettavano silenziosamente questo status quo. Non sappiamo se  chi ha agganciato il sacchetto di spazzatura nelle mani di San Francesco volesse compiere un atto sacrilego. Magari se nel nostro paese avessero posizionato  qualche statua non collegata  al sacro lo stesso avrebbe avuto qualche margine di scelta, e magari invece di scegliere San Francesco o padre Pio  avrebbe potuto scegliere un Nino Bixio, un Garibaldi o un Vittorio Emanuele o, se qualche amministratore avesse avuto accortezza e lungimiranza, la statua del nostro poeta conterraneo Giulio Palumbo. Personalmente sono intervenuto sul post di Pino Grasso affermando che San Francesco, invece di questa indignazione scomposta e fuori luogo , avrebbe risposto con una risata. Io non so se San Francesco o i Santi in generale, o gli angeli  o addirittura i nostri morti ci guardino dal cielo (io spero di no)  e credo che lo stesso Santo di Assisi avrebbe molto di cui indignarsi e leggendo i vari commenti potrebbe chiedersi: “ Ma guarda chi si indigna, quello che pur potendo non paga la Tari! E tu che ti scandalizzi, come mai pur essendo munito di gambe e di braccia non ti curi di recarti presso l’isola ecologica per deporre la differenziata e invece inserisci il tutto nel bidone dell’indifferenziata? E tu caro amministratore, come mai malgrado i costi esosi della Tari non riesci a garantire un servizio efficiente?. Ecco, è di questo che i leoni e le leonesse di tastiera dovrebbero indignarsi e non di un gesto goliardico e incivile  perpetrato da un cittadino irrispettoso e incivile.  Dovremmo tutti imparare a gestire le emozioni per rispondere in maniera adeguata agli eventi e non si possono usare termini  o frasi come “Bestialità” o “E’ finito il mondo” che dovrebbero essere pronunciate per eventi come la “Shoah” e non per un episodio banale come questo. Così come esiste la banalità del male, al contempo esiste anche la banalità delle emozione che sono il frutto  della realtà virtuale dei social.  Da una parte  l’attitudine ad amplificare le virtù dei propri partner  o decantare la bellezza dei figli, dall’altra  rispondere a certi EVENTI in maniera inversamente proporzionale alla reale pericolosità  o nocività degli stessi.

Giuseppe Compagno 9 giugno 2020

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