Disertori o tifosi? Ai posteri l’ardua sentenza

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Di Gaetano Martorana

Certo è grave che un presidente non si insedi nel seggio assegnatogli per fare il proprio dovere se non c’è un comprovato impedimento; data l’alta percentuale di assenze è legittimo pensare che il “comprovato impedimento” fosse proprio la finale tra Palermo e Padova.

A me piacerebbe, più che sentenziare, conoscere chi sono i professionisti, i magistrati o le persone che convocate non si sono presentate. Ma chi fa l’istanza per essere inserito nell’albo, sa a quali obblighi è chiamato? Ma la privacy ci impedisce di conoscere i loro nomi, e quindi possiamo solo fantasticare e basta.
Una volta ho conosciuto un tale che mi disse: è un posto di lavoro temporaneo e anche se precario facendomi i conti mi conviene, almeno il diploma che ho preso mi serve per questo.
Avere il diploma infatti è uno requisiti richiesti dalla legge per iscriversi a questo “elenco delle persone idonee alle funzioni”, che tra l’altro è gestito dalla corte d’appello con regole severe.
Per quanto sopra detto i convocati che non si sono presentati per incapacità o leggerezza di testa, spero non siano stati molti, ma se questo fosse il motivo forse è stato meglio che siano rimasti a casa.
Credo sarebbe stato brutto avere dei presidenti irresponsabili alla guida dei seggi, definiti per legge “presidente dell’ufficio elettorale di sezione”, sarebbe stato deleterio sia per gli elettori che per gli eletti; per gli elettori che non sarebbero stati sufficientemente garantiti e per i candidati, specialmente per quelli che eletti di stretta misura, potrebbero vivere momenti di tensione per i ricorsi e per qualche anno rimanere con la spada di Damocle sulla testa, perché un errore nei conteggi li porterebbe ad essere dimessi o promossi in Consiglio comunale.
Comunque la cosa più sconfortante che oserei definire deprimente, è il vedere come alcuni ex consiglieri, eletti nei passati consigli comunali, siano stati veloci nel cambiare la pettorina come i calciatori in allenamento, sia il colore che la sfumatura che vogliono indossare è quella che gli darà una possibilità in più per essere rieletti.
Io credo che oggi più che mai ci troviamo difronte alla necessità di avere amministratori capaci e impegnati, che facciano i politici per servizio non per la propria convenienza.
Agli elettori non seve essere tifosi di quelli che cambiano pettorina, sperando che si possa trarre vantaggio personale, perché questo non è un buon esercizio alla democrazia. Quindi probabilmente bisognerebbe tornare al vecchio sistema elettorale quando il Sindaco veniva eletto con una scheda a parte, anche se ancorato ai partiti, e i consiglieri venivano eletti con un’altra scheda, e scelti dai partiti per la loro capacità e il loro impegno legato al territorio. Si potrebbero magari cancellare le circoscrizioni, che all’inizio avevano dato tante speranze, per un decentramento che servisse ad agevolare il territorio, ma di fatto si è rivelata una colossale delusione, in quanto detti organismi sono diventati dei “posti di lavoro”, in cui i politicanti posteggiano i propri fedelissimi, facendoli diventare dei lavoratori precari e qualcuno di questi li sfrutta come dei veri e propri galoppini nelle istituzioni.
Forse anche questo è il disamore per la politica.
Manca il vero referente politico del territorio la persona a cui rivolgersi per le difficoltà che il cittadino comune ha, magari perché i cassonetti restano pieni una settimana anche quando le discariche funzionano, o per la buca allargatasi dopo la pioggia che non copre nessuno…, insomma un controllo del territorio con interventi mirati e immediati, che almeno consentano una migliore qualità della vita dei cittadini.
I consiglieri eletti dovrebbero essere dei “nomadi” sul territorio, magari spostandosi con le commissioni per andare a fare dei sopralluoghi, in maniera costante e non sporadica, allora i soldi dei gettoni di presenza sarebbero ben spesi dei cittadini.
La verità è che spesso alcuni politicanti hanno bisogno dei momenti di emergenza per farsi vedere per fare passerelle e mettersi in vetrina, lucrando visibilità con apparente impegno verso gli elettori.
Quindi alla delusione del vecchio che ho incontrato all’angolo della strada che non poteva votare, perché non si era insediato il seggio e mi ha detto: “…è assurdo, siamo un popolo ri nutuli”, bisognerebbe rispondere che siamo un popolo che troppo spesso delega e si impegna poco nel richiamare i responsabili a fare il proprio dovere.
L’indignazione, l’invettiva, il gridare alla vergogna non basta, non funziona più, un popolo che se ne frega e non va a votare, perché “tanto è inutile” e in maniera gattopardesca pensa che tutto resterà uguale anche dopo le elezioni, non è più tollerabile.
Allora un popolo che non coltiva la speranza, ma nutre la rassegnazione è costretto a cogliere la delusione e se un popolo è deluso fa nascere il disimpegno che lo fa rifugiare solo nelle lamentazioni, giustificandosi con: “ Io pi stu sinnacu un ci vutavu”. Oppure ancora peggio: “io pi stu cunsigghieri non ci ho votato u sapieva ca un sapi fari nienti”, oggi questo non basta, bisogna prendere coscienza, essere vigili affinché questi eletti facciano il proprio dovere, anche se noi non li abbiamo votati, ricordandoci che li paghiamo pure noi con le nostre tasse e quindi debbono fare il loro dovere, magari non riescono a risolvere tutti i problemi ma se non svolgono il loro compito in maniera diligente allora bisogna non votarli più e quando si entra in cabina elettorale bisognerebbe ricordare la frase attribuita a Paolo Borsellino, che anche se probabilmente non l’ha pronunziata lui è lo stesso una verità inconfutabile: “La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello”.
Auguri Sindaco, spero che al di là della retorica tra due o tre anni abbia la possibilità di rassettare un poco questa Palermo tanto amata ma tanto denigrata, tenga le cose buone non le distrugga per partito preso, perché fatte da un suo predecessore, abbia la generosità di un palermitano, di uomo di cultura e non si faccia trascinare dalle insane voglie degli aggrappati al carro del vincitore, e lasci in questa città un’orma che la storia giudicherà positiva e non di parte. Perché essere di parte è facile e come il Manzoni ci ha insegnato bisogna essere “Vergin di servo encomio/ e di codardo oltraggio,”/ e questo non è semplice perché è certo che la corte degli adulatori le tirerà la giacchetta una volta a destra e una volta da un’altra parte. Ascolti il popolo e non il palazzo e ognuno si assuma le proprie responsabilità, buon lavoro.

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