Domenico D’Agati : “Quando si sceglie una strada bisogna seguirla fino in fondo”

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Giuseppina Tesauro

L’imprenditore villabatese  che ha avuto il coraggio di dire no alla mafia“

Ho pensato di concludere l’anno appena trascorso scambiando due chiacchere con un imprenditore villabatese, perché mentre il Covid ci ha cambiato sia le abitudini che i pensieri, resta il fatto che certe “cose”purtroppo restano sempre uguali. I servizi di informazione, spinti dall’obbligo di stare al passo con la notizia, finiscono spesso per privilegiare ciò “che fa notizia” a scapito di altri argomenti. La mafia, ad esempio, finisce sui  giornali solo in vista di retate, dichiarazioni di collaboratori, nomi illustri o catture eccellenti. Ma chi la vive ogni giorno sulla propria pelle, mi chiedo allora, non ha una voce abbastanza forte per essere ascoltato? Perché, Covid a parte, il mondo continua a girare sempre uguale in certe zone e con  i problemi irrisolti di sempre. Quando incontro il geometra Mimmo D’Agati, non posso fare a meno di notare il suo sguardo: gli occhi sono lo specchio dell’anima? Credo di si. Chi ha qualcosa da nascondere o non è in pace con se stesso ha sempre uno sguardo sfuggente, lui no. Mimmo parla e racconta la sua storia a viso aperto senza abbassare mai gli occhi, che a volte ti sembrano così limpidi da poterci guardare dentro tutta la sua vita. Ti racconta dell’amore e dei sacrifici dei suoi genitori : Enza e Totò, che tutti in paese conoscono per la loro dedizione al lavoro ed alla famiglia e per la loro devozione a Sant’Antonio da Padova. Due genitori che gli sono serviti da esempio per quella che sarà la sua famiglia. Sposato giovanissimo con la sua Enza e padre di tre figli, dopo avere lavorato per diverso tempo nel ristorante dei suoi genitori, riesce finalmente a realizzare il sogno da sempre tenuto nel cassetto: divenire un imprenditore edile, mettendo a frutto i suoi anni di studio. Mimmo vuole  vedere realizzati tutti i progetti che negli anni aveva elaborato sul suo tavolo da studio e che lì erano rimasti in attesa di vedere la luce. Fu proprio suo padre, nel 1992, a dargli la spinta e gli aiuti economici necessari per avviare la sua attività. Nasce così la NoDasrl, società che nel tempo ed a causa di varie  vicissitudini, ha subito dei cambiamenti. Ma la vera svolta si avrà nel 1997.

Mimmo D’Agati:“Arriviamo così al 1997 con un nuovo assetto amministrativo all’interno dell’impresa, infatti io e mia moglie decidiamo  di intraprendere una nuova strada in quello che era allora il mondo dell’edilizia. Io conoscevo questo campo solamente sul piano tecnico, da ciò che come geometra avevo appreso attraverso i miei studi e quindi una conoscenza legata ai libri di scuola.  La mia inizialmente era una passione che  ormai ritenevo matura al punto tale  da metterla in pratica, facendola diventare una vera professione. Però capii fin da subito che la mia priorità doveva essere il mantenermi padrone di me stesso e non cedere mai ai compromessi. La mia azienda doveva rimanere a conduzione familiare, le decisioni e l’amministrazione dovevano sempre essere nelle nostre mani. Tutto ciò durò per un certo tempo, ma quando il fatturato cominciò a crescere ed il mio lavoro cominciò ad ampliarsi verso immobili di particolare pregio e prestigio, la mia impresa si trovò ad attirare le attenzioni di certa gente, che cominciò a voler stringere amicizie che noi non avevamo mai né cercato e né voluto.  Il lavoro lo avevamo sempre svolto in maniera del tutto limpida ed autonoma e posso affermare che la nostra azienda, da sola, aveva ottenuto sempre ottimi risultati. Quando si arriva al punto in cui ti vengono fatte le richieste di pagamento del pizzo, cominci a pensare a tante cose e soprattutto a chi si è ribellato ed al percorso che ha dovuto affrontare. Il passo che si compie è di una certa importanza, ha delle conseguenze che possono essere devastanti, non solo per se stessi, ma anche per la propria famiglia.Ecco perché scegliere di denunciare gli estortori è qualcosa che va affrontato insieme e con il sostegno dei propri familiari. Ci si deve assumere la piena responsabilità di compiere questo atto di fiducia verso lo Stato. In quella occasione, un Comandante dei Carabinieri ha raccolto la mia denuncia e non solo, a lui ho raccontato la mia vita, le mie paure, il mio lavoro ed i miei sacrifici, insieme alle speranze di dare un futuro migliore ai miei figli.

La sua scelta coraggiosa ha avuto riscontri presso gli enti locali?

Mimmo D’AgatiIo ho lavorato a Misilmeri, dove ho subito sia minacce che danni nel cantiere anche di rilevante entità. Lì mi sono trovato ad affrontare situazioni difficili ed anche un per certi versi paradossali. Un’ impresache  porta lavoro e possibilità  di investire in un territorio dovrebbe essere tutelata. Invece, nel mio caso la delusione è stata cocente. Il Consiglio Comunale all’epoca venne sciolto per infiltrazioni mafiose ed il Comune vennecommissariato. Io mi ritrovo ancora dopo dodici anni ad avere un processo in corso a seguito della richiesta di 250 mila euro, fattami  da parte di codesta municipalità. Ciò ha causato all’azienda il blocco della vendita degli immobili, generando un danno economico  che sfiora i 3 milioni di euro. Mi sono mancate le risorse per andare avanti, ma, malgrado ciò, mi sono proposto di seguire la strada della legalità, rivolgendomi al tribunale ed attendendo giustizia.  Successivamente ho impiantato un altro cantiere a Palermo, nella zona del quartiere Uditore,dove  ho realizzato un complesso con due cooperative. Anche  qui ricevo minacce da un appartenente alla mafia di Villabate, che oggi si trova in carcere a scontare la pena dell’ ergastolo.

Ha mai avuto paura?

Mimmo D’Agati“Si. Ma la mia paura più grande è stata sempre quella che io non potessi dare la tranquillità alla mia famiglia e guardare avanti e avere fiducia nello Stato. Purtroppo lo Stato, ancora, questa fiducia che io ho riposto in lui non me l’ha ripagata. Sembra quasi che si venga spinto a denunciare, a fare antimafia, ma all’atto pratico non ottengo gli aiuti sperati. Chi deve tutelarci, chi deve applicare le leggi esistenti a volte disattende al proprio impegno o viene meno al proprio ruolo. Così facendo la mafia riacquista potere, alimentando le vecchie convinzioni della mafia che genera lavoro e garantisce il quieto vivere, gestendo estorsioni ed usura nei territori. Tutto ciò è causato dall’assenza dei rappresentanti dello Stato.  Un altro problema che ci penalizza come imprenditori è la mancanza di credito presso le banche, che dopo le denunce lo Stato dovrebbe garantire. Veniamo privati della risorsa primaria per poter riattivare le nostre attività. Importante è anche tenersi lontani dal vittimismo, perché la priorità è dare coraggio agli altri. E’ vero, sto patendo delle gravi situazioni, ma sto resistendo grazie alla famiglia, il mio fare qualcosa in più contro la mafia è proprio per i miei figli ed i miei nipoti. Il mio vuole essere un segnale da dare alle nuove generazioni, di fidarsi dello Stato. Ai giovani bisogna dare il segnale. che chiunque intraprende questa strada sta facendo la cosa giusta e ci può riuscire. Quando sono stato davanti alla Commissione Antimafia, per essere ascoltato, ho specificato agli onorevoli presenti,che non ero lì per chiedere vitalizi ma quelle garanzie che mi possano permettere di ritornare a fare dignitosamente il mio lavoro, come ogni cittadino civile dovrebbe fare, così come viene sancito dall’art. 1 della Costituzione. Per fortuna noi abbiamo le leggi, che sono il fondamento dello Stato,e tutti noi rifacendoci ad esse  possiamo essere difesi  In uno Stato di diritto tutti abbiamo la possibilità di vivere bene nel proprio territorio, io amo la mia terra, la mia Sicilia e non devo vergognarmi mai di essere siciliano,  per questo mi batto per fare sì che la gente non identifichi più la mafia come un mezzo che dia lavoro ai cittadini. Capisco che questo percorso è molto difficile, perché i risultati tardano ad arrivare. Per esempio, anche a Villabate era stata approvata la legge 44 del 99, con la quale si sospendono le tasse comunali per le imprese che hanno denunciato il pizzo. Io vi ho fatto richiesta, ma non ho ottenuto risposta,  di certo non per colpa del Sindaco. Lo stesso vale per tutte le volte che devo ottenere i permessi per le lottizzazioni, io seguirò sempre l’iter previsto dalla legge, non chiederò mai il cosiddetto favore. Ho avuto un danno di 600 mila euro in un locale  per inerzia del Comune ed ho vinto pure la causa, ma ancora adesso aspetto il risarcimento  così come è previsto dalla legge. Sono stato minacciato tantissime volte e questo non mi abbatte perché vuol dire che siamo sulla strada giusta”.

Troverete l’intervista in versione integrale sul sito de Il Siciliano.

a cura di Giuseppina Tesauro

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